Bè, e allora??? Che volete da me, se per me essere in un paese europeo è un'avventura più avventurosa che attraversare l'amazzonia??? :D
Allora...lo so, questa volta niente luoghi esotici o paesi sperduti...Mi avete anche presa in giro, dicendomi che mi sono imborghesita, stavolta mi sono trasferita solo a Lione, che delusione per tutti (!!!) i miei lettori avventurosi! ....
Allora...lo so, questa volta niente luoghi esotici o paesi sperduti...Mi avete anche presa in giro, dicendomi che mi sono imborghesita, stavolta mi sono trasferita solo a Lione, che delusione per tutti (!!!) i miei lettori avventurosi! ....
E che
devo fà? Io ci ho provato a farmi mandare in Giordania, ma non c’è stato verso,
mi hanno voluta per forza qui in sede, al Quartier Generale della mia
associazione...e quindi mi tocca far buon viso a cattivo gioco e accettare
questa parentesi europea... Mamma che sofferenza...:D
Insomma, mi hanno
fatto un contratto per 10 mesi a Lione, durante i quali dovrò fare una serie di
cose che, dopo un mese, sto ancora cercando di mettere a fuoco...
E poi per
fortuna ci dovrebbero essere delle missioni in giro per il mondo, ma delle cose
brevi, un paio di settimane al massimo, ma che mi faranno respirare un
pò...almeno credo.
Qui è tutto molto diverso che sul field,
ovviamente.
Lo sapevo, me lo aspettavo, ma non per
questo è meno complicato.
Intanto,
l’ufficio è un mostro con 300 persone su 3 piani, ben organizzato, certo, con
caffetteria, giardino attrezzato con tavoli e panche, attività per lo staff ecc
ecc, ma è comunque un carrozzone in cui è difficile orientarsi, anche solo
iniziare a riconoscere qualche faccia, non parliamo poi di instaurare rapporti
umani...
E poi capire chi fa cosa, a chi rivolgersi per le varie incombenze, e
come, secondo quale gerarchia, mettendo chi in copia e chi no... Insomma, un
gran casino...
Per fortuna
quando sono arrivata ho ritrovato M, una ragazza che era stata con me ad Haiti per
un mese e che stava lavorando in sede (ora se n’è andata), e lei mi ha accolto
a braccia aperte, mi ha persentato a un sacco di gente, mi ha dato un sacco di
dritte e consigli, mi ha fatto un pò scoprire come si fanno le cose e dove.
Insomma, mi ha aiutata moltissimo a orientarmi le prime settimane, se non ci
fosse stata lei non so come avrei fatto.
Poi, la
primissima settimana, sono capitata a fagiolo durante un team meeting che si fa
una volta all’anno, in cui ho potuto conoscere le altre persone che lavorano
nella mia unità e che sono sparpagliate in giro per il mondo (in effetti qui in
sede siamo solo in 3 a lavorare a più stretto contatto), e mi è stato molto
utile per inquadrare un pò le varie tematiche e i settori di influenza.
Però è
stato anche un trauma!
Avrò capito si e no il 40% di quello di cui parlavano, e
ad un certo punto sono andata in panico, ho avuto paura che si aspettassero da
me tutta una serie di cose di cui non so assolutamente niente, che ci fosse
stato un grande equivoco, e che non fossi la persona giusta per fare questo
lavoro... Anche se in realtà con la mia capa, che mi ha assunta, avevo già
parlato e discusso in diverse occasioni prima che questo lavoro mi fosse
proposto, e quindi la situazione mi sembrava ancora più paradossale e
incomprensibile...
Poi per fortuna
le cose si sono chiarite, e ho avuto modo di seppellirmi nelle scartoffie,
capendo ogni giorno un pochino di più di tutto il carrozzone e di quello che si
fa o si deve fare. Non che adesso abbia le idee molto più chiare, ma almeno ho
capito quello su cui NON sarò chiamata a intervenire, che è già una bella
consolazione!
Sono ancora
persa, c’è tutto un mondo di teoria, di discussioni sui grandi temi, la
metempsicosi della terminologia da utilizzare, la sinergia degli interventi, la
coerenza con i trattati internazionali e le convenzioni mondiali, la logica
delle sequenze operative, e altre belle cose che mi sono piuttosto ostiche e
con cui devo ancora familiarizzare. Ma un pò per volta mi sto facendo una mia
nicchietta, sto ordinando le idee, e visto che la mia capa mi lascia parecchia
autonomia (diciamo pure che non c’è quasi mai), mi sono potuta rilassare un pò
e ho potuto iniziare a incontrare gli altri dipartimenti per parlare, in
concreto (!) di cosa potrò fare e come, per supportare i vari progetti.
Si, perchè mi dà l’impressione che quassù,
a differenza del field, di concreto ci sia tendenzialmente poco, o che almeno a
certi livelli si tenda a parlare un sacco ma ad agire pochino. E’ chiaro che
sono qui da troppo poco tempo per essermi fatta un’idea precisa, ma io vengo da
un background molto pratico, e dal terreno, dove hai delle attività da
svolgere, devi organizzarle, gestirle, e portare a casa un risultato. Il che è
molto più in linea con il mio carattere e il mio approccio, è un meccanismo
chiaro, concreto, che capisco e so come gestire.
Ma qui, prima di
proporre alcunchè, prima di far circolare un qualsiasi documento, bisogna
consultarsi con 1000 persone, verificare la coerenza con la strategia, con i
documenti programmatici, con le direttive internazionali ecc ecc... Confesso
che a volte non capisco proprio quello che la mia capa mi dice... Da un lato
penso che lei sia un pò evasiva di carattere, ma dall’altro deve avere una
formazione umanistica e deve essersi un pò dimenticata cosa vuol dire lavorare
sul terreno... e poi a me mancano le basi del discorso... e quindi tutto
diventa fumoso, astratto, in un modo che mi è estraneo.
E comunque il
fatto che parliamo di una struttura così grande fa si che le mie categorie
mentali debbano cambiare completamente. Quando ero in uno studio di 5 persone,
alcune delle quali le conoscevo da anni, bastava parlarsi, anche solo a tavola
a pranzo, per esaminare una questione e prendere una decisione. A volte non si
decideva niente, altre volte ce la si faceva, ma comunque eravamo tutti li,
facevamo tutti lo stesso lavoro e conoscevamo tutti il funzionamento
dell’ufficio, non servivano grandi preamboli prima di introdurre un argomento o
una discussione.
Qui invece è
ovviamente tutto un altro mondo, la gente nemmeno si conosce a volte, e per
poter lavorare devi organizzare migliaia di riunioni con migliaia di persone
diverse, a cui fare domande, che ti chiedono cose, che non capiscono
esattamente tu cosa fai e cosa vuoi...
Ho già capito che quando apri bocca non
basta mica che tu dica le cose in italiano corretto (vabbè, in questo caso
francese), perchè questi qua parlano una lingua tutta loro, usano tutta una
terminologia specifica, e se gli poni una questione senza usare almeno due o
tre parole chiave che gli fanno scattare gli interruttori mentali, mica ti
ascoltano! E’ come quando si deve scrivere un progetto nuovo e si sa che, anche
fosse il progetto più figo del mondo, se non contiene certe parole (tipo sostenibile, implementare, integrazione o
genere) non verrà nemmeno preso in considerazione.
E così è con i miei simpatici colleghi, mica
posso dirgli, che so, che vorrei avviare un progetto per spingere i contadini a
coltivare la patata rossa in argentina.
Macchè, devo dire che scriverò un
concept note per introdurre nella stratop la propal di un progetto volto a promuovere
presso gli attori locali l’inclusione della patata rossa nel paniere dei legumi
da coltivare, o qualcosa del genere! Che poi significa la stessa cosa, solo che
ti ci vogliono 30 parole in più per dirlo, un notevole ingarbugliamento
cerebrale, una crisi di salivazione e la tua sacrosanta dose di stress, che per
carità non deve mancare mai...
Aaaaarrrghhhhh!!!
Vabbè, ovviamente
esagero, il fatto che si debba usare un linguaggio tecnico è giusto, e le
parole vanno usate correttamente, convenzione non è uguale a trattato, così
come inclusione non è uguale a integrazione e una guida pratica non è uguale a
un policy paper. Però che fatica!
Mi sembra di dover reimparare a parlare e a
pensare, ma soprattutto imparare a capire come pensano loro, con che strumenti
si parlano e secondo che sequenza logica, altrimenti sarò come una formichina
che dal suo angoletto urla a squarciagola ma nessuno più alto di 50cm la
sente...
E anche la dimensione del supporto tecnico
in se, cioè quello che devo fare io, mi sembra un pò fuffosa...
In pratica sei qui e ricevi richieste di
aiuto dai progetti in giro per il mondo, e devi dare il tuo apporto, consigli,
strumenti, orientamenti metodologici ecc. Il che in teoria va molto bene, hai
una visione su tutto quello che viene fatto, non ti devi concentrare su un solo
progetto e contesto ma sei spalmato trasversalmente su un sacco di cose
diverse, potenzialmente interessanti, alle quali devi contribuire in modo
diverso caso per caso.
Però mi domando
se così non si finisca per non avere il controllo e la responsabilità di
niente... Dopo tanti consigli, si vedrà il risultato di quello che si è
proposto? Ci sarà modo di fare qualcosa di più che scrivere migliaia di email e
fare ore di skype calls? E se poi nessuno seguisse le mie indicazioni? Io non
posso obbligare nessuno a farlo, posso solo consigliare, ma alla fine cosa mi
rimarrà in mano?
Boh... Come
dicevo, è presto per dirlo, devo prima capire come muovermi e trovre una mia
dimensione e un mio metodo...
E in teoria è proprio da qui che potrei avere un
impatto maggiore, influenzare i progetti e i programmi a monte, là dove le
decisioni sono prese e dove si può fare in modo che certe cose vengano
pianificate con la dovuta attenzione e quindi essere più efficaci...Ma qualche
perplessità ce l’ho fin da ora e mi chiedo se io sia la persona adatta per
questo tipo di ruolo... Mah, vedremo...
A parte il lato
lavorativo, la città è davvero carina, offre un sacco di cose e credo che ci si
possa vivere davvero bene... E’ piccola ma molto attiva dal punto di vista
culturale, sta tra due fiumi e vicino alla collina, c’è un sacco di verde e
piste ciclabili ovunque, il lungo Rodano è attrezzato con panchine, barconi con
tavolini fuori, alberi e prati su cui sedersi, cigni e paperelle... Il centro è
molto carino, pieno di ristoranti di tutti i tipi, formaggerie, vinerie,
boulangeries che emanano un profumo di pane e croissants che ti stende,
pescherie e mercatini dove puoi fare l’aperitivo con ostriche e vino bianco... E persino il
tempo è bello, a parte qualche giornata un pò più grigia c’è sempre il sole,
l’aria è mite e si può già andare a fare passeggiate e picnic in giro per i
parchi.
Però, nonostante
tutte queste amenità, mi rendo conto, anche se lo sapevo già, che la mia vera
dimensione non è questa... Lo so che vi verrà voglia di sputarmi, come faccio a
lamentarmi e a sognare di essere in Culandia???
Lo so, qui è tutto
apparentemente più familiare e più facile, sono in Francia in fondo, stesso
tipo di vita, stesse possibilità, più o meno, che in Italia...Ma forse proprio
per questo io mi sento più smarrita qui che ini Chad o ad Haiti...
Qui sei
quasi a casa, ma forse è quel ‘quasi’ che rende le cose difficili...
Se sei in
Madagascar, ogni volta che ti guardi intorno ti ricordi di essere in un posto
completamente alieno, tutto da scoprire, dove tantissime cose non le puoi fare
ma dove tutto quello che invece puoi fare è nuovo, misterioso, attraente...
Qui invece, ogni volta che mi guardo intorno ho la sensazione che potrei da un momento
all’altro ritrovare un posto conosciuto e una faccia amica, e invece no, manca
sempre qualcosa, tutto quello che posso fare non lo posso fare con le persone
che amo, e questo fa sentire un pò la solitudine.
Poi è chiaro che
mi farò degli amici, ho già conosciuto un pò di persone simpatiche, mi hanno
portata a cena, al cinema, a teatro, a vedere un balletto, a fare un picnic sul
rodano, e altre cose piacevoli... e posso andare in bici dove voglio, posso
fare la spesa al mercato sotto casa, ho dei buoni pasto per coprire parte delle
spese alimentari, posso passeggiare e con 20 minuti arrivo in centro, abito in
una casetta all’ultimo piano di un vecchio palazzo in puro stile francese, con
4 grandi finestre d’angolo su una piazza alberata dove c’è sempre gente che
passeggia, c’è il mercato 3 volte a settimana, attorno a casa c’è tutto quello
che mi serve ed è un nido davvero raccolto e carino... Quando piove sento la
pioggia battere su tetto come se fossi sotto una tenda, e il mio salottino ettagonale
(si, lo giuro, ha 7 pareti!!! Tanto per arredarlo facilmente...) è un amore...
Però mi devo
ancora abituare a fare una normale vita da straniero in un paese efficente,
organizzato, strutturato, ordinato... ;)