Dicembre 2017
Finalmente in aeroporto !
Sono reduce da una settimana intensa a Kigali per un seminario interno della mia organizzazione e sinceramente non vedevo l’ora di poter essere da qualche parte da sola, in silenzio’ senza dover parlare con uno o l'altro di lavoro,progetti, strategie, approcci eccetera…non ne potevo più !
E' stato tutto molto interessante e ben organizzato, però 5 giorni con le stesse persone mattina sera e pomeriggio, oltretutto colleghi, alla fine e’ un po', diciamo, soffocante.
Anche se tutti sono interessanti e simpatici, ho avuto modo di approfondire conoscenze gradevoli, ho imparato un sacco di cose che immagino mi saranno utili…ma quando cominci a guardare con timore chiunque ti si avvicini per paura che ti ponga un quesito lavorativo o ti cominci a parlare di progetti o budget, bé é arrivato il momento di tornare a casa.
E' stato bello comunque, l'albergo era molto carino e io non ero mai stata in Rwanda, e anche se ho visto poco, chiusi come siamo stati nella sala conferenze per quasi tutto il tempo, abbiamo comunque avuto modo di uscire un po', fare qualche passeggiata attorno all'hotel, provare qualche ristorante e visitare un paio di mercatini.
Kigali mi ha molto ricordato Port au Prince, in termini di paesaggio:i colori, tanto verde e terra rossa, e le (mille) colline, le strade tortuose che si inerpicano in mezzo alle casette, il traffico, i fiori grassi e sgargianti, il clima umido ma non sgradevole. Certo, niente mare all'orizzonte qui, ma a parte quello la sensazione di déjà vu era forte.
Però con una differenza abissale, con Haiti e con tutte le altre città africane che ho visitato:qui non c’è una sola carta per terra, pare la Svizzera, é tutto lindo e pulito, fa impressione, non esagero quando dico che non c’è n’e’ nemmeno una!
All’inizio non capivo cosa c’era che mi suonava strano nel paesaggio, e quando l'ho capito mi è venuto un colpo. D'altra parte quando stai per atterrare il pilota ti dice che è vietato importare in Rwanda i sacchetti di plastica, quindi non c’e’ da stupirsi più di tanto che siano molto rigorosi sulla ecologia. Però e’ un flash, in Africa ! E in effetti in nessun negozio ti danno le buste di plastica, solo ed esclusivamente sacchetti di carta. Certo, poi durante il seminario noi avremo consumato almeno 300 bottigliette di acqua di plastica, che invece non sono vietate. Ma non so che fine facciano, se se le mangiano o le riciclano davvero, però certo è che non c’è n è una buttata sul marciapiede o sul prato.
Guardandoti in giro vedi anche che e un paese tendenzialmente ricco, credo che esportino molto caffé, ma in ogni caso non si vede, almeno qui, un livello avanzato di povertà, ci sono molti quartieri residenziali, molte strade sono asfaltate e la corrente non sembra mancare spesso. In piu come paese pare siano anche molto evoluti dal punto di vista della lotta alla corruzione e alla delinquenza, tant'é che vai in giro a piedi di notte senza alcun problema, non c’è coprifuoco né misure di sicurezza da rispettare...un paradiso insomma.
Hanno addirittura i cani antidroga all aeroporto, visto che hanno una linea molto dura anche su questo. Certo, il controllo viene fatto su una piattaforma sotto una tenda in mezzo alla strada, ma questo nulla toglie al loro pugno di ferro contro anche questa piaga della società. Sono diventati i miei eroi!
A quanto ne so, il presidente é un tantino dittatoriale e non so che fine facciano i suoi oppositori, però devo dire che a una lettura molto superficiale il paese che ha creato sembra un luogo molto sviluppato e con grandi potenzialità.
Non ho avuto modo di documentarmi prima di venire, ma credo che dopo il genocidio, quando hanno dovuto rimettere insieme i cocci di una società che non esisteva più, siano andati col pugno di ferro sia per quel che riguarda la riconciliazione interna che riguardo a tutta una serie di opere di modernizzazione che decisamente sono visibili un po' ovunque.
Invece c’è qualcosa di non visibile, che però è ovunque e fa molta impressione.
Ed è il fatto, banale ma nondimeno potente, che ovunque ti giri vedi facce di persone che vent’anni fa hanno vissuto il genocidio. E fa impressione da morire perché gente della mia età all epoca aveva vent’anni, e mentre la mia unica preoccupazione era prendere bei voti agli esami, uscire con le amiche e andare in vacanza, io qui sono passata accanto per la sttrada a uomini e donne che hanno quasi certamente visto uccidere sotto i loro occhi la madre o i fratelli o il migliore amico, o tutti quanti...forse sono stati torturati dai colleghi di lavoro o dal benzinaio sotto casa, probabilmente hanno dovuto nascondersi, e hanno passato mesi con il terrore di essere catturati e uccisi, e forse a un certo punto hanno anche avuto il desiderio di morire pur he tutto quello orrore finisse.
E sono anche passata accanto a chi le torture le ha inflitte, a chi ha macellaio a colpi di machete il vicino di casa o ha massacrato di botte i figli del venditore di frutta sotto i suoi occhi, personeche per mesi hanno dimenticato di essere umane e si sono trasformate, da un momento all’altro, in bestie sanguinario e senza pietà, per poi tornare a essere il lattato o la parrucchiera.
E' agghiacciante pensare che tutto questo sia accaduto, senza che nessuno facesse niente per fermare il macello. Ed è agghiacciante anche pensare che le stesse persone convivono di nuovo, dio solo sa come. Uno può andare alla posta e trovare allo sportello l'uomo che ti ha torturato, o incontrare tutti i giorni sull'autobus il vicino che ha massacrato i tuoi genitori, e riescono a sopravvivere, a tirare dritto, a ingoiare il bolo e andare al lavoro o al mercato, fianco a fianco. Questo è forse ancora più inimmaginabile che la violenza e la morte che sono state sparse qui senza logica, senza ragione. Questo perché pare che dopo i processi e le condanne, chi si é pentito ha avuto il diritto di tornare libero, di uscire dal carcere e ricominciare la sua vita, spesso tornando nella sua casa accanto al vicino che aveva massacrato.
Come si fa ad arrivare a un perdono che ti consenta di continuare a vivere a fianco dei tuoi carnefici, giorno dopo giorno? Quale forza può essere capace di trattenere un popolo distrutto dalla vendetta? Io non credo che alcuna fede o alcun pensiero di futuro e di pace per i miei figli avrebbe potuto farmi accettare una cosa del genere, eppure in questo paese la gente che è sopravvissuta vive così ogni giorno. E tu sai che sono tutti li attorno a te, non c’è n è uno che non abbia vissuto tutto questo, tu non lo vedi, non sai cosa, ma loro c’è l'hanno dentro e ci vivono insieme tutti i giorni.
Mi chiedo quali tensioni si nascondano sotto la superficie...
Il memoriale e soltanto un luogo di ricordo, di vicinanza per chi ha perso tutta la famiglia e non ha altro luogo per piangere, di ricordo di facce e nomi e cibo preferito, e causa della morte...e un luogo tragico che ti spacca lo stomaco, ovviamente, ma camminare per la strada è altrettanto inquietante, se ascolti la vibrazione di fondo che è giusto li, dietro alle cose immediatamente visibili...
Tuesday, 19 December 2017
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